poetica

c’è un vuoto pneumatico nella cultura italiana e tutti stiamo morendo per apossia. si lamentano intellettuali, storici, scrittori, attori, registi. e i poeti? loro, l’apossìa, la conoscono bene, hanno imparato a viverci molto tempo prima delle altre specie e forse la mutazione è avvenuta, si sono adattati all’ambiente e presto potranno dare una mano alle altre specie morenti.

i poeti non fanno teoria, sono in pochi e hanno il vizio imperdonabile di nominare le cose, per questo sono finiti presto nelle zone oscure e senza ossigeno della società. ora, però, c’è il rischio di vederli camminare tranquilli in mezzo a nubi tossiche senza che le loro parole vengano scalfite, senza che la loro voce resti strozzata in gola.

sopravvivono, i poeti, perchè per fare poesia non c’è bisogno di denaro, per cantarla non c’è bisogno di luci e palco. per creare immagini bastano solo le parole. e la creazione di immagini e immaginari è proprio il cuore della poesia civile.

la poesia civile è però anche atto: un poeta, con un foglio in mano, declama versi, all’angolo di una strada.

In mezzo al rumore assordante che ormai caratterizza i nostri mondi, la voce del poeta risuona come un urlo.

la poesia civile può essere una risposta, semplice, ” commuovente” , capace di agitare, spostare il sentimento e indurre all’azione, alla partecipazione, semplicemente perché vicina, prossima alle persone. la voce di un poeta arriva direttamente all’orecchio di chi lo ascolta. immediata
la poesia può inseririsi in quello spazio angusto di libertà che resta tra gli organi sensoriali e i media, gli schermi dei dispositivi di comunicazione di massa. la partita della poesia civile si gioca tutta li, in quei pochi millimetri che separano l’orecchio dal telefono, l’occhio dal cristallo liquido. la poesia civile, la voce del poeta, può far esplodere con il suo linguaggio con il suo nominare, immagini potenti che si imprimono profonde nella mente delle persone e che soprattutto dalla mente di chi legge o ascolta vengano impresse. la poesia civile è cogenerazione di immaginari. la poesia civile può portare quel carico di empatia che poche altre forme di espressione sanno generare. e di empatia si ha bisogno oggi.

la poesia civile può tornare a legare le azioni alle loro cause e anticiparne gli effetti. la poesia civile in un istante può essere passato, presente e futuro. la poesia civile può essere la durata che manca nell’era del consumo istantaneo. la poesia civile è immune dalla mercificazione e dalle leggi del mercato grazie al suo essere essenzialemente parola e quindi atto naturale e volontario sul quale non si può imporre alcun monopolio, alcun signoraggio. la poesia civile non è mercificabile perchè resistente anche alle strutture narrative, che, in quanto strutture, sono replicabili in maniera industriale. la poesia civile può essere l’antidoto contro lo svuotamento di senso operato sulle parole dall’industria del marketing e della comunicazione.

la poesia civile può scavare negli etimi, riportare alla luce il senso, i sensi, rinegoziarli e creare neologismi per cantare la propria verità, per testimoniare e non per indurre un atto di consumo materiale, o promuovere alcun stile di vita strumentale al consumo mateiale. Per questo ci sono già i bisogni in atto.

la poesia civile è contro la parola feticcio, la parola merce. la poesia non genera mondi, li calca. è ora che la poesia civile torni per le strade. 

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